nnaio 1992. Un pomeriggio di pioggia.
Stavo male, veramente male. Un fatto personale che, sommato ad altri accadimenti della mia vita in quel tempo, mi impediva di vedere un barlume di luce alla fine del tunnel. Anzi, a dirla tutta, non credevo proprio che ci fosse una fine del tunnel.
Da qualche settimana avevo però il mio primo Mac, un piccolo Macintosh Classic. L’accesi, e iniziai a lavorare su un nuovo progetto, tentando di scacciare i cattivi pensieri. Mi tuffai in quel mondo di finestre e icone, per me che venivo dal DOS, completamente nuovo e sconosciuto.
Dopo alcune ore, mi resi conto, all’improvviso, di quanto fosse diverso e infinitamente migliore e amichevole il modo di lavorare, e sopratutto di stare meglio, molto meglio.
Elaboravo nuove idee, intravedevo nuove soluzioni, provavo una nuova sensazione di libertà. Era quella la fine del tunnel?
Non lo sapevo ancora - l’avrei capito molto tempo dopo - ma in quel momento ero hungry, ero foolish.
Ci sono stati altri momenti come quello, e tutte le volte c’era un mac sotto le mie dita.
Non credete a quelli che dicono che è solo marketing.
Grazie, Steve, per il mac e per tutto il resto. Buon viaggio, amico.
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